Univers Zero

di Michele Chiusi

Gentile cortesia di Onda rock

Crawling wind 2001 -
Rhytmix 2002 -
Implosion 2004

Esiste una via primariamente europea al rock ? Esiste una modalità espressiva che si mantenga rock nella dinamica e nell' impatto ma che sia svincolata " a priori" da qualsiasi influenza e da qualsiasi radice "blues", ma che piuttosto faccia riferimento alla tradizione classica del vecchio continente ? Il progressive nella sua attribuzione stilistica più comune è stato un tentativo di proporre qualcosa di simile, ma è stato un' eresia che si è sviluppata all' interno del sistema, come rifiuto di qualcosa di acquisito e consolidato e quindi è stato un tentativo "a posteriori" con l' inserimento di elementi idealmente classici su un tessuto già formato. Ma è possibile fare rock che realmente parta dalla tradizione classica e non che arrivi ad essa? Ad ascoltare la musica dell' ensamble belga degli Univers Zero, come di altri gruppi del cosiddetto Rock In Opposition la risposta sembrerebbe affermativa. Gli Univers Zero si formano nella scena belga negli anni 70 coagulati attorno alla figura del batterista Daniel Denis, emulo di Christian Vander dei Magma, e proveniente dall' esperienza con un altro gruppo paraprogressive: gli Arkham. La musica del gruppo si muove fin dall' inizio su alcune direttrici ben precise: - la chiara ispirazione da alcune autori del 900 come Bartok e Stravinsky; a tal proposito molti critici hanno associato la musica degli uz anche ai King Crimson e ai Magma. Per quanto riguarda i primi direi che il parallelismo si ferma alla tendenza eversiva rispetto allo status quo musicale del tempo essendo nello sviluppo completamente diverse come spirito e stile; più centrato invece il paragone con i francesi Magma per via di una certa oscura e drammatica cupezza di fondo, però la musica dei Magma avanza per granitici e caratteristici patterns ritmici e vocali che vengono ripetuti ciclicamente mentre negli univers zero è caratteristica l' invenzione continua e spiazzante con una dinamica interna molto più ricca, inoltre i Magma sono un gruppo sicuramente originale ma sono anche sicuramente un gruppo rock, definizione che agli UZ va piuttosto stretta. Un riferimento invece assolutamente plausibile in ambito extra-classico sono senz' altro gli Art Zoyd di Thierry Zaboitieff. - una strumentazione che associa una sezione ritmica ordinaria con viola, violoncello, clarinetto Ecc... - un caratteristico drumming nervoso e spiazzante che ben asseconda le continue invenzioni degli strumenti armonici. - la quasi totale assenza di improvvisazione - arrangiamenti ad incastro in cui i temi musicali si inseguono, si uniscono, si infrangono, si avviluppano; in tal senso un riferimento plausibile in ambito completamente diverso sono i Gentle Giant. una tensione cupa e irrisolta che caratterizza la quasi totalità dei brani. -il tentativo esplicito, direi ferocemente esplicito, di creare un vero " rock da camera" ( più che rock sinfonico) che mantenga del rock la dimensione spaziale mutuando dalla musica classica l' evoluzione temporale dei temi . Gli Univers esordiscono discograficamente nel 1977, anno potenzialmente poco propizio alla loro proposta, con un disco omonimo passato però successivamente alla storia con il titolo di "1313", presentandosi con una curiosa formazione a 7 elementi, anche se l' epicentro del gruppo è il batterista Denis, autore di 3 dei 5 brani Fin dagli iniziali 14 minuti di "Ronde" fino alla conclusiva " complainte" si definiscono le caratteristiche della musica del gruppo con viola, violoncello e clarinetto che dialogano ora in maniera serrata ora meditabondi, con la sezione ritmica ad ancorare i brani alla fisicità di un' estetica rock; lo stile tende ad essere teso, a tratti aggressivo, per poi risolversi nella malinconia disturbata e inquieta di " complainte"; l' esordio presenta un ensamble forse un po' lezioso ed autoindulgente ma di grandissima personalità, il riferimento alla musica classica è evidentissimo mentre il rock, al cui pubblico gli UZ si rivolgono, è richiamato dall' impatto e dalla strutturazione ripetitiva di alcune parti; in tal senso l' estetica del gruppo ha dei richiami antichi ( Bartok, Stravinsky ma anche, perchè no, Webern, Schoenberg e Berg) ma inseriti e vissuti in un contesto nuovo ed inedito, creando una musica che ha riferimenti, direi psicologici oltre che musicali, sia ancestrali che avanguardistici. Gli Univers si pongono fin dall' inizio come il paradigma di come si possa fare musica colta e complessa senza cadere nelle trappole della cacofonia, del caos innalzato a sistema e spacciato per atto creativo, nelle pastoie dell' avanguardia come sisstema autoreferenziale e fine a se stesso, strada che il gruppo percorrerà fino ai giorni nostri assieme ai francesi Art Zoyd, con i quali hanno diversi punti di contatto. Nel 1979 esce il secondo disco, "Heresie" meno tecnico di "1313" ma anche molto più evocativo, descrittivo, quasi pittorico, nel quale il gruppo indulge in un clima denso e tetro, quasi orrorifico; nell' iniziale " la faulx", che con i suoi 25 minuti occupa tutta la prima facciata, gli strumenti girano lentamente attorno ad un' oscuro punto di equilibrio creando una tensione crescente ma incorporea, poi una voce accusatoria, urla disperate in sottofondo e il clarinetto che spezza il clima opprimente dando il via ad una cupa e disperata marcia verso il nulla; impossibile non pensare a eretici verso il rogo od ad anime perse verso la l' esilio in paludi miasmatiche.Il brano successivo, lo splendido " jack the ripper", fin dal titolo recupera i climi del brano di apertura mentre il brano finale" vous le saurez en temps voulu" nella sua maggiore estroversione strumentale risulta più legato all' estetica del disco d' esordio. Passano altri due anni ed esce " Ceux du Dehors", opera meno cupa e più estrosa di " heresie" ma anche un pò meno interessante e coinvolgente, anche se l' eccletismo e il continuo susseguirsi di temi dei due brani più lunghi del disco ( " dense" e "combat", entrambi oltre i 12 minuti ) raggiungono una perfezione formale che farà da riferimento per tutta la successiva produzione. Ceux Du Dehors è un disco almeno nei due brani citati più estroverso e in senso relativo più legato ai parametri estetici di un certo rock avanguardistico, certo cumunque che le dissonanze della breve " la musique d' erich zann" e i cori lugubri di " la corne du bois perdus" non lasciano scampo. Dopo un ep ( "crawling wind ", recentemente ristampato in cd) nel 1984 esce UZED che riprende il discorso del disco precedente portandolo a perfezione e compimento in un grande capolavoro di scrittura e tecnica; basterebbero i 10 minuti dell' iniziale "presage": pochi accordi di piano costituiscono il centro di gravità su cui ruotano tutti gli altri strumenti, poi il basso e una batteria mai così rock spingono il brano nella folle corsa di un violino impazzito, poi mille temi si rincorrono in un brano straordinario per compattezza e raffinatezza nell' arrangiamento. Il resto non è da meno ( dalla romantica "celesta" alla lunga e splendida " emmanations") in un disco molto più esplicito musicalmente dei precedenti ma mai anche così ricco di sfumature e di musica relazionabile ad una sorta di rock cameristico iperstutturato. Nel 1986 esce "heatwave" con la novità di un uso massiccio di sintetizzatori, già timidamente presenti nel precedente, che danno una dimensione più estraniante alla musica del gruppo, tra i 4 branu si staglia la progressione in crescendo dei 20 minuti di "the funeral plain", con un drumming forse mai così fantasioso ed efficace. " heatwave" è un disco ottimo che ripercorre le varie anime del gruppo ma risulta forse un pò manieristico e freddo. A questo punto gli UZ si sciogono rimanendo un mitico gruppo di culto fino al 1999 quando un pò a sorpresa esce " the hard quest", discop che recupera appieno il loro preziosissimo stile risultando però alla fine accademico, poco avventuroso e coinvolgente nel suo ripetere un pò pedissequamente gli stilemi delle opere precedenti; Denis e compagni finiscono nel dimenticatoio dei grandi gruppi che non hanno più niente da dire quando 3 anni dopo esce "rhytmix" a mettere le cose a posto riportando la musica su livelli di eccellenza in un disco complessissimo nella struttura, classicheggiante nello stile, a volte pensoso e incorporeo nello spirito che lo sottende; un grande disco che ripropone gli Univers Zero agli apici della contemporaneità.
Crawling wind: CRAWLING WIND è la ristampa, ovviamente della cuneiform, di un' introvabile EP del 1983 a cui nella versione Cd sono stati aggiunti tre brani d' archivio. Non pensate nammeno per un istante a materiale di scarto, anzi, i brani proposti sono di prim'ordine anche nell' ottica di un repertorio di qualità eccelsa come quello del gruppo belga. Si parte con " toujours plus a l' est " che potrebbe essere un outtake di Ceux du dehors o di Uzed, un' inizio quasi da danza slava viene subito iperstutturato nel classico stile del gruppo per poi ricadere alla fine nel tema iniziale, uno splendido brano potente e " orecchiabile"; ben altro clima si respira nel successivo " before the heat", dove tra corde pizzicate, stridori, violoncelli torturati e voci di spiriti si configura uno dei brani più astrattamente oscuri dell' intera produzione degli UZ. Non ci siamo ancora ripresi dalla meraviglia ed ecco " central Belgium in the dark", quasi dieci minuti di progressione armonica e ritmica ,con il clarinetto che disegna incredibili circonvoluzioni e un drummung mai così efficace nel condurre un brano meravigliosamente espressionista e, cosa strana per il gruppo, ad alto coefficente di improvvisazione. Un capolavoro e in assoluto uno dei loro migliori pezzi. Questi i tre brani dell' originale EP a cui vengono aggiunti "influences", originariamente proveniente da una raccolta a me ignota, brano dai risvolti a tratti epici nel solco del "mainstream" degli UZ e le versioni live di " triomphe de mouches" ( da ceux du dehors ) e della meravigliosa "complainte" ( da 1313 ), 5 minuti di oscura e melanconica bellezza. Come forse avrete capito il sottoscritto adora gli UNIVERS ZERO e non esita a consigliarvi questo dischetto, ove almeno due brani ( central belgium in the dark e complainte) valgono da soli l' acquisto.
Rhytmix: " The hard quest" è stato a mio giudizio, un ritorno un pò deludente per gli Univers Zero; un disco un po' troppo piatto e di maniera, non brutto ma sicuramente sotto gli standard abituali del gruppo; per questo mi sono avvicinato a "Rhytmix" con un minimo di diffidenza anche se il nome del gruppo, per lo meno nel microcosmo di casa mia, è di quelli che pesano. In buona sostanza sbagliavo, cosa che mi capita sempre più spesso e non solo in musica, perchè "ritmyx"è un grande disco che si pone degnamente a fianco dei grandi classici del combo ( termine carino che però non ho mai capito esattamente cosa significhi e da dove derivi ) belga. L' inizio è confortante ma stilisticamenteun po' scontato, " terres noires" infatti è un brano magistrale ma anche già sentito: ritmica spiazzante a strappi, linee melodiche vagamente balcaniche ecc.... il seguito del disco invece riserva sorprese, il clima dei brani è spesso sospeso, inderterminato, alcune parti sono vicinissime a certa musica classica contemporanea non aleatoria, il rock spesso è solo sullo sfondo e i magma, spesso citati a sproposito quando si parla degli UZ, sono lontani anni luce. Raffinatissima la sezione ritmica ed non solo per merito di Denis, che come al solito è uno dei pochi eletti che uso lo strumento percussivo in chiave realmente creativa, bellissime le parti dell' oboe, a volte quasi struggente, e degli altri strumenti a fiato, equilibratissimi e forse mai così complessi gli arrangiamenti. Gli UZ sono un gruppo esemplare nel fare musica colta e a suo modo cerebrale senza cadere nei facili tranelli della cacofonia, dell' improvvisazione tipo " una botta e via" e del caos spacciato per anticonvenzionalismo, e questo disco esemplifica ed esalta in modo mirabile tali caratteristiche. Per chi ama il gruppo un acquisto obbligato ( nonché presumibilmente già effettuato), per gli altri il modo migliore per iniziare, non vene pentirete; tra un drone e l' altro scoprirete che è musica che può realmente darvi qualcosa.
Implosion: Gli Univers Zero giungono con questo "Implosion" al loro ottavo album in studio e al loro terzo dopo la reunion. Gaudemus igitur, comincio ad abituarmi male, un disco degli UZ ogni 1/2 anni è un lusso a cui faticherò a disabituarmi, infatti è bene che lo sappiate, io ho un debole per il gruppo belga, comunque cercherò di darne un giudizio sereno. " Implosion " è , dicevamo, il terzo disco dopo la reunion del 1999, e appare chiaramente ormai come il gruppo sia una emanazione di Daniel Denis, da sempre comunque il compositore principale, che qui oltre che la batteria suona tutte le tastiere. La strumentazione si mantiene corposissima con oboe, corno inglese,sax, cello, clarinetto, violino ecc...
Il sound permane inconfondibile, pluristratificato, spesso giocato su continuo gioco refernziale e autoreferenziale tra fiati ( in primo piano come non mai il clarinetto di Dick Descheemaeker), piano, batteria ( Denis mantiene il suo drumming ad alto coefficente di inventiva) e cello ( Aurelia Boven), sempre alta la dinamica interna e la iperstrutturalità. Rispetto al precedente "Rytmix" si notano però alcuni cambiamenti. Innanzi tutto si è parzialmente ridotta una certa ricercatezza ed astrazione che portavano il gruppo verso forme colte di musica contemporanea, preferendo un impatto in parte più fisico e diretto, poi se è possibile si è accentuato ancor di più il clima oscuro, tetro, ossanico della loro musica (ad esempio gli archi sepolcrali in " la mort de sophocle", il delirio percussivo e avant-garde di "partch's x-ray") in terzo luogo appaiono diverse brevi digressioni improvvisate, a volte quasi rumoriste ( " suintement", " miroirs", "ectoplasme"" bacteria" " a rebours"), che hanno, la dire la verità, forse senso nel contesto ma che al contempo appaiono forse dei riempitivi. Inoltre alcuni brani sono fin troppo tipici apparendo forse come meri esercizi di stile (ad esempio le danze sghembe di " falling rain dance" e " rapt d'abdallah"). in conclusione un disco meno avventuroso e interessante di molti altri del gruppo e un passo indietro rispetto al precedente, anche se siamo sempre su livello eccellenti e non sarà difficile restare rapiti dall' accoppiata " Temps neufs" e " mellotronic", tra le cose più vicine al progressive mai prodotte dal gruppo, dalla tetra malinconia di " la mort de sophocle" o dai 9 minuti di arabeschi cameristici di alto ingegno della conclusiva " meandres".

Copyright © Ascolta e Pentiti 2003