E' praticamente ovvio che non tutte le persone hanno gli stessi gusti musicali e che prediligono questo o quell'artista e questa o quell'altra corrente musicale. Levi Strauss nel "Crudo e il cotto" descrive la soggettività della percezione musicale arrivando alla conclusione che esistono in pratica infiniti livelli di fruizione dovuti a colui che ascolta. Io non sono così pessimista e penso invece che questi livelli saranno al massimo una ventina dei quali solo la metà artisticamente rilevanti (se non di meno). Sarebbe perfetto se poi ad ognuno di questi livelli di percezione associassimo un genere in modo da abbinare automaticamente artista e consumatore di musica.
I 4 generi canonici (classica, jazz, rock, pop) con le loro miriadi di sottogeneri in realtà racchiudono musiche che si spostano su 4, 5 se non di più "veri generi musicali", creando una gran confusione. Il 90 per cento del dibattito critico secondo me è dovuto alla confusione dei generi piuttosto che alla soggettività del fenomeno musicale. L'unico elemento soggettivo è secondo me quanti e quali linguaggi musicali l'ascoltatore riesce a decodificare. Se tutti riuscissimo a "decodificare" e quindi dedurre il significato emotivo di tutti i generi musicali esistenti le radio commerciali trasmetterebbero con uguale disinvoltura Schoenberg e i Cream, Bob Marley ed Aphex Twin, Lou Reed e gli Emerson Lake and Palmer, Vasco Rossi e gli Opeth, Roberto Murolo e Art Pepper. Se si risolvessero le ambiguità la critica musicale potrebbe essere obsoleta perchè per definizione i capolavori sarebbero i dischi più apprezzati dagli appassionati del genere X. Se fra gli appassionati del genere X ci fosse una minoranza che la pensa Y, automaticamente lo scontro sarebbe risolto ridefinendo un nuovo genere Y. Qualcuno potrebbe pensare che così si arriverebbero ad avere 987987 generi musicali. Io sono ottimista e penso che, tralasciando dettagli su opere ed artisti minori, le varie suddivisioni non sarebbero più di una dozzina.
Per fare un esempio di tale babele, consideriamo il jazz. Vengono denominati o si autodefiniscono jazz il Beethoven del ventesimo secolo (John Coltrane), un musicista di avanguardia (Cecil Taylor), un cantautore raffinato (Paolo Conte), uno popolare (Nicola Arigliano), rock progressivo (Miles Davis elettrico), hip-hop (il Miles Davis degli ultimi 2 dischi), musica modale (il Miles Davis di Kind of blue), musica da discoteca (il cosiddetto acid jazz), un gruppo di metal prog (Uzeb), un autore di rock psichedelico e industriale (John Zorn), il regista del Pap'occhio (Renzo Arbore), un santone da rete televisiva privata napoletana (Sun Ra), musica da camera europea improvvisata (certo cool jazz). A parte che io non avverto pressante l'esigenza di separare con due nomi diversi musica scritta e musica improvvisata e che quindi si potrebbe risolvere l'ambiguità semplicemente chiamando Coltrane e Tayor e certo Miles Davis musica classica ed assegnando gli altri alle corrispettive correnti di musica popolare. Infatti la definizione del "vero jazz" è ininfluente. Potremmo benissimo stabilire che il "vero jazz" è la musica da discoteca e considerare tutto il resto estraneo. E' solo materia di convenzioni.
Una persona sarà poi liberissima di farsi la macedonia per i fatti suoi se ne ha voglia ma ha il dovere di chiamare le pere e le albicocche con il loro legittimo nome e non trovarsi la macedonia già pronta nel sacchetto del fruttivendolo.
Così come, a parte qualche sfumatura, a me paiono quasi appartenere allo stesso genere musiche con origini e nomi diversissimi. Secondo me (potrei sbagliarmi perchè ormai parlo di queste cose con l'orecchio della memoria) non ci sono grosse differenze fra la Piccola Serenata Notturna di Mozart, Atom heart mother dei Pink Floyd, Third dei Soft machine, In a silent way di Miles Davis, The Koln concert di Jarrett, Sgt Pepper dei Beatles e che ne so, Tabula rasa di Arvo Part, The band of gipsies di Jimi Hendrix. Però si parla nei vari casi, anche per motivi storici, di musica classica, rock sinfonico, canterbury, fusion, jazz, rock psichedelico o brit pop, minimal music, hard blues. Ovviamente potrei essermi sbagliato, ho fatto solo un esempio, ma secondo me si potrebbe benissimo mettersi d'accordo sul chiamare tutte queste musiche con un solo nome... che ne so? facciamo "pop evoluto". Così secondo me non ha senso inserire nel medesimo calderone della psichedelia artisti di maggiore spessore musicale (Pink Floyd, Grateful dead) e artisti musicalmente terra-terra (Doors, Iron Butterfly).
Il mio divertimento grazie all'idea di dare spazio alle valutazioni dei collaboratori sarebbe quello di agire da agrimensore, delineando i confini dei "veri generi musicali". Anche se tutt'ora (14 agosto) ho messo on line materiale (tralaltro nemmeno pensato per questo sito) del solo Michele Chiusi, amante di pop evoluto appunto, ho già avuto un'importante conferma. Ovvero che molta musica della zona ECM può fare contento un fan dei King Crimson. A lui pare essere piaciuto Lux aeterna di Rypdal, disco che è stato praticamente stroncato, senza troppi complimenti, in maniera sbrigativa dai recensori della rivista "Musica jazz", i quali forse non sono interessati o non sanno apprezzare il "pop evoluto". Queste stroncature non sarebbero necessarie se si evitasse di chiamare con lo stesso nome cose diverse. Così si eviterebbero molte perdite di tempo iniziando a chiamare con lo stesso nome musiche analoghe. Facendo così si eliminerebbero fastidiose intolleranze, polemiche sterili, tristi ghettizzazioni e fraintendimenti clamorosi che poi portano a rivalutare certi artisti o certe produzioni dopo decenni, quando magari le registrazioni sono introvabili.
Se qualcuno spiegava al povero Nick Drake (un cantautore folk sensibile ed introverso, rivalutato recentemente e riconosciuto ormai come artista di genio; gira la leggenda metropolitana che all'epoca persino Bertoncelli lo considerasse un imbecille) che forse non era opportuno unirsi a festival gremiti di fans del nascente hard rock, il tapino non si sarebbe beccato quintali di pomodori in faccia (senza offesa per i fan dell'hard rock i quali hanno tutto il diritto di ascoltare la musica che preferiscono). Se un fan avveduto lo portava a Canterbury a fare compagnia a Caravan e Robert Wyatt il tizio, chissà, avrebbe trascorso un'esistenza serena ed artisticamente stimolante e non si sarebbe suicidato a 20 e dispari anni (non conosco i dettagli della vita di Nick Drake, potrebbe anche essere che si sia imbottito di psicofarmaci perchè gli era morto il gatto.. era solo per fare un esempio). In rete stanno sorgendo siti aperti a tutti come ondarock e kalporz in cui si dà spazio a diverse tipologie di gusto. Però hanno due limiti: il primo è che si occupano solo di musica rock, ovvero del 10 per cento della sola musica popolare mondiale. E ovviamente non esiste la sola musica popolare. Secondo ogni artista ha al massimo una scheda. Questo può essere un problema perchè magari un musicista si è espresso in più ambiti e quindi parte della sua produzione potrebbe non essere pienamente compresa (esempio agli appassionati di rock piace lo Zappa degli anni 60, io preferisco quello più maturo musicalmente di fine carriera, e quando ero un rockettaro la pensavo esattamente al contrario... e lo stesso dicesi per Miles Davis). Inoltre allo scopo di delimitare i confini è interessante capire anche cosa NON PIACE a chi la pensa in un determinato modo. Se il mio modello funziona, basterebbe trovare una persona che la pensa su ciò che conosciamo pressappoco come noi per trovare una miniera di capolavori da noi apprezzabili tra i dischi che lui adora e noi non conosciamo. Infine un altro problema. Alcune categorie di gusto potrebbero essere sotterranee, perchè ancora non hanno avuto risonanza mediatica/culturale. Nella cultura deprimente dei sondaggi i capolavori di tale classe di persone finirebbero per essere negletti e magari scomparire dalla faccia della terra nello spazio di una generazione. Se invece diamo pari spazio ai vari punti di vista il problema potrebbe risolversi. Scaruffi si lamenta spesso della pila di dischi indipendenti che si ammucchiano inascoltati sui suoi scaffali tra i quali potrebbero esserci capolavori negletti. Incominciamo a pensare a quanti probabili nuovi Lennon, Mc Cartney e Bowie (e ... Walt Disney :-D ) sono dispersi fra i dischi (o le pellicole di animazione) invece di gruppi sconosciutissimi ed introvabili che lui ha diligentemente ascoltato, recensito e ... stroncato!
Recentemente su una rivista di musica classica (The classic voice) dei critici hanno riportato con un certo clamore la scoperta di alcune partiture di oratorii di Scarlatti, delle quali hanno addirittura divulgato una interpretazione allegando il cd incellophanato. Io ho riso per tutta la durata del disco perchè quella musica mi sembrava più trash del secondo concerto grosso dei New trolls. Quest'anno 2003, complice il simpatico Assante, Repubblica ha inventato una collana di musica "Ambient" mischiando musicisti della caratura di Beethoven (non ricordo se c'era Reich o Riley) con musiche da colonna sonora di telenovela brasiliana (Le onde di Einaudi). Per fare un altro esempio qualche mese fa ho comprato due "compilation" di musiche di Schubert. In una ho trovato 20 minuti circa di musica di mio gradimento (Wanderer fantasie) da scontare con 40 minuti di prog rock pure scadente (Quintetto la trota). In un altra raccolta di due ore mi sono dovuto subire canzoni alla Baglioni, cantate in tedesco e un coro che sembrava quasi da alpini, affiancati ad un pezzo di musica da camera piùcchemeraviglioso. Dal momento che sono passati ormai quasi 200 anni, perchè non ammettere che il signore in questione è stato anche un (magari talentuoso o geniale, non me ne frega niente in verità) songwriter o musicista di pop progressivo? Alla fine con il chiamare le cose con il loro nome ci guadagnano tutti, musicisti, pubblico e persino forse le case discografiche. Gli unici che ci perderebbero sarebbero i critici musicali che non saprebbero chi dilettare con le loro "battaglie per la verità e la giustizia" e che "diventerebbero di colpo obsoleti come il tram a cavalli " (citazione da Herbert Carajannis, di origine ellenica, spacciato per teutonico doc).
La domanda più frequente che si rivolge ad un esperto di musica, ad un critico, ad un collezionista è "Quali sono i dischi più belli del genere X?", "Quali sono i dischi più belli dell'artista Y?", "Quale è il musicista migliore adesso sulla scena?". Queste domande sono mal poste se non definiamo il campo di indagine. Se i Pink Floyd hanno fatto capolavori per gli psichedelici, capolavori per i progressivi e capolavori per i popparoli avremo in media 3 risposte diverse alla domanda "Quale è il disco più bello dei Pink Floyd?". I primi diranno "The piper", i secondi "A saucerful" o "AHM", i terzi "The dark side of the moon" o "The wall". Gli amanti della canzone d'autore potrebbero inserirsi nella diatriba e dire che "The final cut" è il loro vero capolavoro. Non ha senso stabilire chi ha ragione perchè in realtà "hanno ragione" tutti e quattro contemporaneamente. Incominciare ad ammettere questa banalità è il primo passo avanti per il corretto giudizio dell'operato di un artista. E' inutile andare a chiedere lumi sui Sonic Youth a Moroni, noto collezionista e discografico prog. E' inutile chiedere a Bertoncelli di giudicare la musica elettronica, è inutile chiedere a Scaruffi di giudicare la musica leggera, è inutile chiedere a Isotta di giudicare la musica popolare. Non esiste una autorità, potremmo "per definizione" stabilire che chi appartiene ad una determinata categoria di gusto "capisce di musica". Ma una volta assegnato questo titolo onorifico, che vantaggio ne abbiamo? Che senso ha chiedere ad una persona che "per definizione" ne capisce il suo parere su una cosa che entrambi conosciamo? Una volta che questo messia ci ha rivelato che ciò che ascoltiamo è per lui cacca di cane e che cose che noi già conosciamo e ci dicono niente per lui sono importantissime, cosa ci abbiamo guadagnato oltre ad un rosicamento di bile? Esiste un criterio per stabilire chi dei due è più bello ed intelligente? E comunque non hanno diritto anche quelli che "per definizione" non capiscono niente ad ascoltare quello che apprezzano?
Quello che ho detto non è in fondo molto diverso da quello che molti musicologi dicono dall'inizio del secolo ovvero all'incirca dall'invezione del disco.
Riassumendo quanto già detto in più parti, le mie idee sul mondo della musica sono queste: