Pink Floyd

di Valerio HT

English translation by tonysuper

The piper at the gates of dawn 1967 9,5
A saucerful of secrets 1968 9,5
More 1969 7
Ummagumma 1969 10
Atom heart mother 1970 8
Meddle 1971 8,5
Obscured by clouds 1972 6
Dark side of the moon 1973 7,5
Wish you were here 1975 8
Animals 1977 7,5
The wall 1979 6
The final cut 1983 7
A momentary lapse of reason 1986 5
The division bell 1993 5,5

Allora, parlando degli album di pezzi inediti, non dei Live (tranne la parziale eccezione di Ummagumma), non dei bootleg e tantomeno delle raccolte ed antologie... Let's focus on original studio album, not Live, not bootlegs, not compilations.
The piper at the gates of dawn: ... fiat lux! Oltre ad essere "il manifesto della psichedelia inglese", come già dice il Napra, soprattutto per la vulcanica creatività di Syd Barrett e la sua opera di "catalizzatore di pulsioni verso l'avanguardia", vi sono già i germi dei successivi arditi lavori sperimentali post-Barrett. Vedi ad esempio "Pow. R. Toc. H." o "Interstellar Overdrive". Barrett contrassegna in modo indelebile questo primo album con voce e chitarra tese ad ardite costruzioni onomatopeiche, che si rincorrono fra tensioni e aperture ad atmosfere di tipo fantascientifico, con la sua fantasmagorica creatività. Uno dei dischi che segnano le svolte storiche nel rock_e_pop. The piper at the gates of dawn: ... fiat lux! This record is not only "the main work of english psychedelia", following Napra, because of extra-ordinary creativity of the leader Syd Barrett and his ability of leading the group to avant-garde, but also contains the prodroms of brave following works post-Barrett. Let's take "Pow. R. Toc. H." or "Interstellar Overdrive". Barrett signs this first album with guitar and voice used with onomatoeic meaning, leading to tension broken by atmospheric pieces of science-fiction attitude. One of the records that mark a revolution in rock and popular music.
A saucerful of secrets: Per me aveva ragione Stanz quando ha detto che si tratta di un'opera sottovalutata. E' invece un album dagli intensi e profondi contrasti, dal pop-psych nostalgico di "Remember a day" di Wright al bel pezzo psichedelico-esotico "Let There be more Light" di Waters, dall'ultimo pezzo incluso di Barrett "Jugband Blues" (in cui Barrett suonava, si noti), all'orientaleggiante-mistico-psichedelico-metafisico "Set The Controls for the Heart of the Sun", grande pezzo di Waters (che tuttora esegue nei suoi concerti), a quello che per me (ripeto.... per ME) rappresenta l'Omega del processo avanguardistico che dal Pop negli anni '60 si avvicinò alla musica "seria": il pezzo "title-track", quei poco più di 11 minuti che influenzeranno profondamente kraut-rock, corrieri cosmici e altri avanguardisti dei circuiti di musica pop. A saucerful of secrets: In my opinion, Stanz was right when he said that this album is underrated. It is an album rich of deep and cutting contrasts, from nostalgic pop-psych of "Remember a day" by Wright to the beautiful exotic track "Let there be more light" by Waters, from the last Barrett 's song "Jugband Blues" (in which Barrett played, i assure), to the arabic-mistic- psychedelic-metaphisic "Set the controls fot the heart of the sun", great composition by Waters (still played in his solo performances), to the composition that IMHO represents the Omega of avant-gard evolution of sixties pop: the title track. 11 minutes that influenced kraut-rock, cosmic music and others popular avant-garde musicians.
More: Un disco realizzato in funzione di un film, e pertanto più difficile da giudicare (anche perché il film in questione ben pochi in Italia l'hanno visto). Atmosfere dolci come in "Cirrus Minor", un pezzo elettrico e tirato come "The Nile Song", canzoni più acustiche e delicate come "Cymbaline" e "Green is the Colour", le cose più "oniriche" sono in certi tratti opera di un Gilmour all'epoca abbastanza "lisergico"... More: A record written as a movie sound-track, and so difficult to judge (not only beacuse in Italy the movie was not seen). Sweet atmospheres like in "Cirrus minor", an electric hard rock piece as "The Nile song", acoustic oriented ballads like "Cymbaline" and "Green is the colour", the more orinic aspects are by Gilmour
Ummagumma: E giunge il momento dell'album "live". Ma il progetto divenne più complesso: un album "doppio", di cui il primo riprende 4 fra i pezzi più importanti dei PF eseguiti nei loro concerti, in realtà combinando tra loro due concerti di cui uno con buone performances ma cattive registrazioni, e l'altro all'opposto con migliori registrazioni ma col gruppo un po' fuori forma... buona parte delle voci sono in realtà sovvraincise in studio, comunque esso è spesso considerato il loro capolavoro. L'altro disco, il secondo, fu realizzato in studio soprattutto per desiderio di Richard Wright, pare. Era infatti proprio il tastierista dei Pink Floyd ad ascoltare Stockhausen ed altri compositori contemporanei sin dal 1965, e ad esserne stato maggiormente influenzato. Wright era insoddisfatto di dover suonare "entro le limitazioni di una band di rock", e voleva comporre "in modo più serio". I quattro musicisti in pratica si presero ognuno una mezza facciata circa di un LP, e si dedicarono ciascuno a degli esperimenti solisti. E' ovvio che chi è maggiormente in sintonia col Pop (inteso in senso lato), in genere non sia troppo entusiasta di quei pezzi, e preferisca quasi sempre "Grantchester Meadows", bel pezzo acustico di Waters con "sfondi animali" quali uccelli, un ape che ronza. Oppure la parte finale di "The Narrow Way", di Gilmour. Altrettanto ovvio forse che io invece preferisca proprio i pezzi "meno melodici", compreso il "Sysyphus" di Wright, pur con le sue carenze tecniche, e quel divertente esperimento che è "The Grand Vizier's Garden Party" di Nick Mason, entrambi ispirati in modo abbastanza evidente a modelli della musica contemporanea del XX° secolo. In seguito lo stesso Richard Wright ha definito il suo "Sysyphus" come "pretenzioso", e Gilmour ha detto di aver messo varie cazzate per costruire "The Narrow Way"; inoltre sia Waters che Gilmour erano insoddisfatti sia delle registrazioni che delle esecuzioni strumentali, ma per i "popettari affamati di avanguardia" quali eravamo io e tanti altri fra la fine degli anni '60 e i primi anni '70, il disco in studio di Ummagumma era e tuttora rimane IL mito. Ummagumma:
Atom heart mother: . Con gli anni '70 arrivava anche il vento impetuoso del "rock sinfonico", per la verità anticipato dai Moody Blues, The Nice, parzialmente i Procol Harum e qualcun altro. Ecco quindi realizzarsi la tentazione della "suite con l'orchestra". Tutto partì sembra da una sequenza di accordi scritti da Gilmour, che andò a costituire il tema conduttore della suite. Waters e Wright fornirono variazioni e temi aggiuntivi, poi passarono il tutto a Ron Geesin, per le orchestrazioni e i cori, il quale provvide ad "aggiustare melodicamente ed armonicamente" il materiale fornito dai PF. Certo comunque il risultato suona tuttora più fresco ed interessante di altri analoghi esperimenti esperimenti fatti nello stesso periodo o poco dopo da vari altri gruppi: probabilmente anche perché nella suite continuano gli apporti presi a prestito dalla musica concreta e contemporanea, a differenza di tanti altri esperimenti "sinfonici" del periodo 1969-1973. Ma IMO, la parte meglio riuscita dell'album è invece la seconda, e non la suite. Atom heart mother:
Meddle: Nel gennaio del 1971 i PF mettono su nastro 36 diverse idee di base; molte di quelle idee vennero da Wright e Gilmour, furono poi Waters (e in parte Mason) a dare "una forma" a quell'insieme di spunti talvolta privi di relazioni tra loro. Ne venne fuori la suite "Echoes", un nome oggi assai attuale per via che è proprio il titolo della antologia di recente uscita su doppio CD. Era servita anche l'esperienza di Atom H.M., ma qui la suite era interamente suonata dal gruppo ed anche interamente opera del gruppo. Ancora oggi suona come uno dei pezzi più meritevoli d'ascolto dei PF. Echoes è sul secondo lato del LP originale, sul primo vi sono varie canzoni, giudicate in modo spesso assai diverso, comunque rimane famosa e "storica" quel "One of the these days" che credo sia tuttora la sigla di "Dribbling" (io guardo assai di rado quel tipo di programmi televisivi). Meddle:
Obscured by clouds: Ed ecco il secondo album fatto per essere la colonna sonora di un film con soggetti "hippies"; in questo caso si tratta del film "La Vallée" (hippies francesi...). Creato in poco più di una settimana in uno studio francese non propriamente attrezzato per la loro musica (semmai per quella di Elton John... trattasi dell' "Honky Château", in effetti). In tale ambiente si mette maggiormente in risalto Gilmour, con le sue idee di particolare buon gusto e il suo elegante stile, anche se poi per la maggior parte il disco è fatto da canzoni senza particolare rilievo. Tuttavia il "Free Four" di Waters fu trasmesso per settimane in continuazione nelle radio americane, pezzo dalla musica assai "leggera" ma con un testo rilevante proto-walliano e delle buone "svise" di Gilmour. Obscured by clouds:
Dark side of the moon: Questo è il disco che diede grande fama planetaria ai PF, coi suoi 30 milioni e passa di copie vendute. Attirò ai PF molti di coloro che prima avevano problemi a digerire i loro pezzi sperimentali. Il disco rappresenta "un deliberato punto di rottura col passato", come lo ha definito Schaffner. In questo album, soprattutto per volere di Waters, si rafforza notevolmente l'importanza dei testi, che in precedenza erano in fondo secondari rispetto ad altre componenti delle loro composizioni. Idee melodiche semplici ma efficaci, un anno di esecuzioni dal vivo prima di passare alla versione definitiva registrata su MT 24 piste (appena arrivato ad Abbey Road), tanti effetti ed effettini perfettamente fusi nella musica (anche per merito di Alan Parson, allora loro tecnico del suono), l'aggiunta di voci femminili (fra le quali notevolissima è quella in "the Great Gig in the Sky" di Wright) e del sassofono di Dick Parry, etc., ne fecero un album assai più "orecchiabile" dei precedenti. Cosa peraltro non altrettanto gradita ai *primi* fans del gruppo... In questo disco effetti e tecniche raffinate di registrazione e post-produzione non sono più intesi come "sperimentazione", ma diventano palesemente una risorsa espressiva, dei mezzi per creare ambienti e "scenografie sonore" (definizione mia). Dark side of the moon:
Wish you were here : Intervistato nel 1978, Gilmour disse che aveva difficoltà a dare un giudizio preciso a quell'album, creato sotto l'influenza del grandioso successo del precedente; tuttavia i Gilmour e Wright post-Waters in seguito lo hanno più volte definito come il loro album meglio riuscito. Una differenza non secondaria nel processo di creazione dell'album fu che con esso per la prima volta sono stati composti *prima* i testi, e *poi* le musiche. Riagganciandosi concettualmente al discorso già introdotto in "Dark Side", questa opera è focalizzata sulla "assenza dell'uomo", sul suo dipendere dalla civiltà della Macchina. La macchina del successo di "have a cigar", la macchina-giocattolo fatta di tubi e condutture a cui allude "Welcome to the Machine". La lunga introduzione di "Shine on you crazy diamond" parte da un'idea di Wright, e confluisce poi nelle conosciutissime 4 note di Gilmour che si allargano in un'atmosfera dilatata. Nella seconda parte della suite (ripresa dopo la title-track), essa talvolta mi sembra un po' pleonastica, pur con alcuni bei momenti. Wish you were here :
Animals: Probabilmente l'album dei PF la cui comprensione è più complicata. Le idee d'origine erano nate addirittura *prima* di quelle di "wish you were here", ma ci voleva più tempo e distacco da "Dark Side of the Moon" per dare loro adeguata collocazione. Cambia anche lo studio: è il primo album dei PF registrato in quello privato del gruppo, il "Britannia Row". Si tratta del disco di transizione da una fase musicale dei PF, la seconda col gruppo senza Barrett ma abbastanza bene "integrato" (seppure con vari compromessi), ad un'altra, la terza in cui Waters "occupa tutto lo spazio" della Band e finisce, ben volontariamente, col trasformarne drasticamente il suono. In "Animals", curiosamente, sembra di cogliere un eco della nuova aggressività giovanile che stava sfociando nel 1976 nel Punk: il loro sound è decisamente più energico e "rock" che in precedenza, vedi ad esempio "Sheep", e la timbrica del nuovo studio, ancora da rifinire, da' un tocco di imperfezione e cupezza che s'intona bene con la Riforma filo-sonorità_grezze che era in atto in quel momento. Anche se poi si fa un utilizzo notevole di Vocoder, eco e qualche altra tecnica in modo per nulla "grezzo". Un album in genere non molto gradito ai floyders anni '70, ma spesso apprezzato invece da quelli più recenti. Animals:
The wall: L'album al quale probabilmente la maggior parte dei ventenni attuali pensa se si nominano i Pink Floyd... Ma con Il Muro entriamo esplicitamente nella terza fase, quella di Waters-demiurgo. Ormai i testi sono diventati importanti persino più della musica. In origine tra l'altro avrebbe potuto essere un album solista di Waters, ma problemi di disavventure finanziarie e tasse fecero optare per l'opera a nome del gruppo, scelta dagli altri tre PF fra due possibilità: "The Wall" e "The Pros and Cons of Hitch Hiking" (divenuto poi album solista di Waters, come è noto). Non posso però trattenermi dal far notare ai tanti giovani per i quali Waters = Pink Floyd, che SIA il pezzo "forte" di "Animals", ossia "Dogs", SIA quello che IMO è indiscutibilmente il miglior pezzo di The Wall, sono in realtà stati composti musicalmente da David Gilmour... ;-))) Un album che, appunto con l'esclusione di "Confortably Numb", non mi ha mai esaltato. Molto coerente e sempre "sotto tiro" la prima facciata del primo disco, dalla seconda in poi spesso da' l'impressione di dilungarsi: probabilmente per via del fatto che Waters aveva una gran mole di testi da mettere, e non era disponibile una identica mole di idee musicali di elevato livello, o forse anche perché la musica spesso diveniva secondaria rispetto alla questione della "esigenza narrativa" dell'autore dell'opera. Nella quale ci furono anche contributi di Gilmour e Bob Ezrin, che però faticarono ad avere i credits. Ormai Waters e Gilmour si vedevano solo lo stretto necessario per lavorare... e gli altri due ebbero una partecipazione alquanto limitata. The wall:
The final cut: Partendo dall'idea di Waters di scrivere qualcosa su suo padre, nel 1982, intanto succedeva la "guerra delle isole Folkland" tra Argentina e Regno Unito, Roger recuperò qualche pezzo prima composto originariamente per The Wall ("Your Possible Past", "The Hero's Return" e qualcos'altro) e scrisse altri nuovi pezzi per il suo nuovo progetto di "requiem per il sogno post-bellico". Wright non era più nel gruppo; gli altri due Floyd erano ormai dei semplici "esecutori orchestrali", in sostanza. A Gilmour non era piaciuta l'idea di quel disco, secondo Waters, mentre David sostenne che il problema erano semmai le scelte musicali vere e proprie. Sia come sia, la voce di Gilmour appare solo in "Not not John". Del sound classico Floydiano rimangono alcuni brevi assoli di Gilmour e gli effetti sonori, ma dalle atmosfere oniriche, spaziali e surreali dei primi dischi si passa ad uno stile "espressionista" più che impressionista, a climi duri e dalle tonalità claustrofobiche. I testi divengono qui decisamente prevalenti rispetto alla musica, anticipando parzialmente quanto poi sarebbe accaduto col successivo "The Pros and Cons...", album del solo Waters. Di qualche interesse tecnico l'introduzione della Olofonia nella registrazione. The final cut:
A momentary lapse of reason: In pratica poco più di un lavoro solista di David Gilmour, realizzato dallo stesso con Mason dopo la rottura con Waters. Però suonava più "Pink Floyd" dei lavori di Waters e anche degli stessi del gruppo soprattutto da The Wall a Final Cut; non si può dire che il materiale presente sia di ottimo livello, francamente, quindi questo sound "Floydiano" evidentemente deriva non dalla qualità delle canzoni ma da quanto sia stato fondamentale Gilmour a definire un caratteristico sound del gruppo post-Barrett: se è vero che il motore dei Pink Floyd era Waters, probabilmente è anche vero che era però poi in gran parte Gilmour a dare "il marchio di fabbrica tipico". Nonostante ciò, il disco mostra anche dei limiti compositivi evidenti, in pratica l'unico pezzo che sento il bisogno di riascoltare è quel breve brano di due minuti in apertura, "Signs of Life". A momentary lapse of reason:
The division bell: Rientra ufficialmente Wright nel gruppo, e da' una mano a Gilmour nelle composizioni e arrangiamenti. Il risultato secondo me si sente, anche se il miglior pezzo del disco è senza dubbio "High Hopes" la cui musica è del solo Gilmour. Waters disse che i suoi ex-soci avevano fatto un disco che "cercava di suonare" come un disco dei Pink Floyd. Probabilmente almeno in parte è vero, ma a tratti qualche scintilla del talento passato spunta fuori. The division bell: Wright joins again the group and helps Gilmour in writing and producing. The contribution is remarkable IMO, even if the best track is "High hopes" by the only Gilmour. Waters mocked them saying that his ex-friends had produced a manieristic record that seemed to "sound Pink Floyd". Probably it is thrue but traces of old talent are present.

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